
VINO BIOLOGICO SOTTO ATTACCO
LE DICHIARAZIONI DI LUIGI MOIO AL GAMBEROROSSO POCO PRIMA DEL G7 AGRICOLTURA IN SICILIA HANNO SCOSSO IL MONDO DEL VINO SCATENANDO UN PUTIFERIO

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Di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination
Non c’è pace per il vino biologico: il clima impazzito mette a dura prova i vignaioli e poi c’è il nuovo obbligo per gli importatori USA che devono essere BIO se vogliono vendere i vini come “organic” infine la polemica sulle dichiarazioni di Luigi Moio.
Dopo la disastrosa vendemmia 2023, in Italia, non c’è stato l’abbandono delle certificazioni biologiche avvenuto in Francia ma è anche vero che, in quel Paese, anche le vendemmia 2024 è stata compromessa dalla pioggia mentre da noi le cose sono andate meglio.
NUOVA LEGGE USA OBBLIGA GLI IMPORTATORI A DIVENTARE BIO PER VENDERE VINI BIO
Per quanto riguarda invece la nuova legge USA, si tratta di una procedura che apparentemente ostacola la vendita dei vini BIO ma, secondo le autorità, ha l’obbiettivo opposto cioè mira a rendere più trasparente e certa la filiera dei vini biologici. Nei fatti, ha creato soprattutto costi, carte e lunghezze burocratiche. Il Dipartimento Agricoltura del Governo statunitense USDA ha certificato 1853 “operazioni” cioè pochissime rispetto alla dimensione della nazione nordamericana e all’attuale mercato dei vini BIO. C’è quindi da aspettarsi una certa turbativa nell’export verso gli Stati Uniti.
L’INTERVISTA DI LUIGI MOIO AL GAMBEROROSSO
Se questi problemi non bastassero c’è la polemica innescata dall’intervista di Luigi Moio al TreBicchieri del Gambero Rosso.
Conosco e stimo il Professor Moio da molti anni. Ha tanti pregi ma non quello di essere diplomatico anzi tende ad alzare i toni con frasi colorite che possono essere interpretate come veri e propri attacchi. E’ questo il caso delle sue dichiarazioni in occasione dell’evento Etna Days poco prima del G 7 agricoltura in Sicilia, quando i media italiani e internazionali erano tutti con i microfoni accesi.
<<Il biologico può essere una trappola con il clima che ci rema contro! >> e poi ancora <<il biologico è stato creato a tavolino senza nessun fondamento scientifico>>. Per ribadire il concetto in termini più concreti ha detto che l’uso esclusivo di zolfo e rame <<è stato proposto dappertutto, anche dove non è possibile farlo>> con il risultato che <<le piante sono maggiormente esposte ad attacchi: l’uva sana non si riesce più a fare: un paradosso>>.
Luigi Moio è uno dei docenti di enologia più stimati del mondo è professore ordinario al Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II e presidente dell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino OIV cioè l’ONU del vino.
LA REAZIONE DEI DIFENSORI DEL BIO ALLE PAROLE DI MOIO
Si tratta dunque di una personalità di enorme reputazione che ricopre attualmente la maggiore carica mondiale sul vino. Fare orecchi da mercante alle sue dichiarazioni è impossibile e infatti le organizzazioni BIO si sono scatenate contestandolo con forza.
In realtà Moio afferma questi concetti da anni. Secondo lui bisogna produrre uva solo nelle zone ad alta vocazione dove è possibile usare quella che lui chiama “enologia leggera” cioè dove il processo di vinificazione e maturazione avviene senza interventi correttivi.
Solo che nelle interviste a TreBicchieri del GamberoRosso Luigi Moio ha alzato i toni: la difesa della vite da Oidio Peronospora e Botrytis usando solo rame e zolfo << è una trappola, perché le piante così sono più esposte, si stanno indebolendo>>. Nella sua logica uve non sane costringono a un’enologia invasiva e omologante per questo bisogna fare viticultura solo nei territori più vocati.
Le stesse opinioni, ma con parole meno colorite, sono riportate anche da WineNews e per questo non hanno suscitato polemiche.Invece l’intervista al GamberoRosso ha scatenato un putiferio. <<Ritengo inappropriato un attacco ai produttori di vino biologico>> ha ribattuto Maria Grazie Mammuccini Presidente di FederBio.
Il Presidente AIAB ha dimostrato sbalordimento per le parole di Luigi Moio perché il ruolo che ricopre è tale da << non potergli consentire di entrare irresponsabilmente a gamba tesa contro un settore genuinamente Europeo>>
Poi sono entrati nella polemica Ruggero Mazzilli, Luca D’Attoma <<con la viticultura di sintesi beviamo veleno>> e tanti altri.
FORSE LE PAROLE DI LUIGI MOIO NON DEMONIZZANO IL BIO MA LA VITICULTURA IN AREE NON VOCATE
Il punto è che nei territori ad alta vocazione è possibile produrre uva BIO sana e capace di accrescere i caratteri identitari dei vini. Salvo in situazioni estreme, come il 2023, i risultati qualitativi sono eccellenti e le viti sono più capaci di reagire da sole ai capricci del clima. Io ho 34 ettari di vigna nel Brunello e nella Doc Orcia e posso testimoniarlo per esperienza diretta.
Questo conferma le affermazioni di Luigi Moio non le contradice.
la vigna, benché copra solo il 3% della superficie agricola coltivata in Europa, utilizza circa il 65% di tutti i fitofarmaci usati in agricoltura. Si tratta di un dato preoccupante e per questo Luigi Moio è contrario a piantare vigneti ovunque e soprattutto a fare viticultura BIO ovunque.
Alla fine mi sembra consigliabile ridimensionare la polemica che forse nasce da una trascrizione troppo letterale di frasi a effetto del Professor Moio da parte del GamberoRosso.